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Innanzitutto è un filosofo(1): è filosofo perché impegnato a trasformare la sua esistenza in una
consapevole pratica di ricerca di senso, partecipando alla vita di una comunità-scuola
filosofica e dandosi una disciplina individuale e costante di esercizi corpomente finalizzati a
questa ricerca.
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E’ vitalmente interessato al mondo della storia collettiva e capace di leggere i contesti e le
cornici delle relazioni duali e dei processi individuali.
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Sa aiutare gli altri a riportare ai nessi biografici ogni contenuto si presenti, invitandoli
all’autoriflessività propria del racconto e della scrittura autobiografica. |
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Sa stare nel rapporto con l’altro sentendo e interrogando ciò che passa nella relazione,
innescando stati emotivi e capacità cognitive sedimentati nella storia dei partecipanti
all’incontro. In altri termini, sa stare nella relazione trasferale e cotrasferale. |
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E’ in grado di distinguere e di aiutare a distinguere le dimensioni psicopatologiche che
richiedono un trattamento specifico diverso da quello che è in grado di offrire. Sa indirizzare
ad altri domande esplicite o implicite che ritiene troppo distanti dalle sue competenze. |
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Sa imparare a vivere i suoi limiti e la sua impotenza in modo differente da una sconfitta,
sforzandosi di considerarli come esercizi preziosi che ricordano la misura propria di tutti e di
tutte le cose e che rimandano alla interdipendenza con gli altri e con la natura esterna a sé. |
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Sa valorizzare e leggere le forme del pensiero immaginativo insieme a quelle del senso
comune e dell’argomentazione. In particolare sa lavorare con i sogni, con le fantasie e con il
gioco. |
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Sa sentire il suo corpo e il suo gesto con consapevole partecipazione e con la cura di chi li
ritiene dimensioni fondamentali di espressione e di interrelazione. Sa indirizzare gli altri
all’apprendimento di pratiche corporee significative per il loro percorso biografico.
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Sa costruirsi regole e tecniche di assetto degli incontri (assetto, o setting, interiore ed
esteriore) con la propensione a studiarne l’applicazione individualizzata. |
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Sa di rappresentare un bisogno e una funzione educativa e pedagogica sempre presenti nelle
relazioni. Dovendo e sapendo, in primo luogo, essere sempre allievo delle situazioni e degli
incontri, sa insegnare valorizzando la ricerca del maestro interiore.
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Sa mostrare le possibilità di “immaginare altrimenti” le situazioni, le comunicazioni, le
inerzie, gli ostacoli.
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Sa stare nel silenzio e nella compartecipazione empatica ogni volta che l’esperienza tocca
ciò che in quel momento eccede ogni parola oppure segnala il sentimento dell’irrimediabile.
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Sa aiutare a intravedere in modo vivo, biografico, partecipe e attento ai dettagli (2) le
possibilità di trascendere la prospettiva egoica, nel senso della ricerca di un pensiero discorso
vero (capace cioè di sostenere ed esprimere la complessità del reale); la possibilità
di trascendere il proprio interesse per l’interesse comune; la possibilità di trascendersi nella
conoscenza e nel sentimento della cosmicità dell’esistenza; la possibilità di trascendere
qualsiasi maestro per la sequela della figura interiore della saggezza-conoscenza.
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Infine e sopra ogni cosa cerca di ricordare a se stesso, ogni giorno, che le indicazioni date
qui sopra, come ogni altra regola o scopo, cognizione, tecnica, legittimazione, carica o
riconoscimento sono sempre infinitamente piccoli di fronte al sentimento della vita che
devono e possono nutrire e del quale, soprattutto, devono nutrirsi. Tuttavia, proprio perché
ogni dichiarazione di intenti e ogni regola è intrinsecamente limitata e provvisoria, proprio
per questo va compresa e rispettata con la massima cura prima di considerarsi in grado di
farne a meno. |
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Note:
(1) Ma in un senso diverso dal lettore o dall’insegnante di filosofia, o dall’esperto in filosofia, o di
chiunque usi la filosofia per un’occupazione o per farsi una cultura, o anche per divertirsi
intelligentemente.
(2) Questo si dice per invitare a osservare criticamente la tendenza a somministrare agli altri bocconcini o pillole
indigeribili di sentenziosità filosofiche, religiose o della cosiddetta alta cultura senza un’adeguata valutazione del
momento, del tono emotivo, della propensione all’integrazione e alla trasformazione dei contenuti proposti.
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