Da Omero in poi, le parole composte con il suffisso Philo
servivano a descrivere l'atteggiamento di chi faccia coincidere il proprio interesse, il proprio piacere, la propria ragione di vita con una determinata attività.
Pierre Hadot

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giovedì 3 novembre 2016 – ore 21.00-23.00

 

Di che cosa parliamo

quando parliamo di autobiografia?

 

con Francesco Pazienza

ingresso libero

 

 

Scarica la locandina

 

Quando parliamo di autobiografia possiamo dire molte cose. In questo incontro Francesco Pazienza, analista biografico, suggerirà alcuni sguardi possibili.
La scrittura autobiografica rimanda, come primo pensiero, allo stile caratteristico dei diari e delle confessioni, dalle origini antiche. Nell’epoca “moderna”,la riflessione autobiografica esce sempre più dal guscio intimista delle confessioni e diventa una rappresentazione dell’umano a tutto tondo più prossima al teatro che alla confessione. Una scena in cui il soggetto si rappresenta anche visto dall’esterno. È il tempo del romanzo. Dal Roman de la Rose a Madame Bovary, di cui Flaubert si scopre a confessare “Madame Bovary c’est moi!”.
In epoca più recente, con Proust e Joyce, abbiamo poi assistito a qualcosa come l’esplosione del romanzo, nell’onda di “esplosione del soggetto” promossa parallelamente dalla psicoanalisi.
Il nostro bisogno di fare-autobiografia, insieme a quello di fare-anima, ha oggi radici in questa svolta piuttosto recente.
La serata sarà anche l’occasione per presentare due seminari di “Philo fuoriporta” che proporranno pratiche in questa direzione.

 

Sede: Philo – Pratiche filosofiche, via Piranesi 12 – Milano – piano I

Passante Ferroviario/Porta Vittoria – Autobus/73 e 90 – Tram/12-27