Da Omero in poi, le parole composte con il suffisso Philo
servivano a descrivere l'atteggiamento di chi faccia coincidere il proprio interesse, il proprio piacere, la propria ragione di vita con una determinata attività.
Pierre Hadot

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SEMINARIO DI LECCO

 

L'attività del seminario di pratiche filosofiche di Lecco che si svolge con cadenza mensile il venerdì sera nella sede della Solevol di Lecco è iniziata nell'ottobre-novembre 2005, sulla scorta della frequentazione del seminario di Venezia e dai ritiri di pratica filosofica da parte di alcuni dei suoi partecipanti.
All'interno del seminario, avendo come punto di riferimento le 5 regole riportate qui in fondo, si cerca di attuare una modalità condivisa di gestione del seminario stesso, nei termini della scelta delle tematiche da trattare, degli esercizi da proporre e della conduzione in generale. Infatti si cerca, senza che si sclerotizzi su una persona il ruolo di conduttore, anche nell'arco del singolo incontro, di condividere le proprie competenze ed abilità in un percorso di crescita comune. Dopo l'ascolto iniziale di una musica e di qualche minuto di silenzio, si svolge un momento di condivisione per poi passare all'attività scelta per la serata.

Per informazioni sugli incontri rivolgersi a

ileaum@ecorete.it


A seguire le cinque regole della comunicazione-biografico solidale, che caratterizzano tutte le comunità di pratiche filosofiche, e che permettono di sottolineare (cfr. gli asterischi *,**) le caratteristiche anche degli incontri di Lecco.
1. Il riferimento all’esperienza biografica è sempre presente, indipendentemente dal tipo di discorso.*
2. Le affermazioni dell’altro vengono accolte come espressione del suo sé e delle sue credenze. Ciò significa che la comunicazione si discosta dall’opposizione di tesi in competizione per una verità che escluda la verità dell’altro.
3. L’ascolto dell’altro è aperto, il che significa che tende a sospendere ogni interpretazione sostitutiva del tipo "Quel che ho sentito è solo una copertura di qualcos’altro".
4. Il contributo e la restituzione di chi ascolta tendono a esprimersi come un’offerta anamorfica, il che significa la possibilità che il diverso punto di vista scopra altri aspetti di ciò che si è detto, e che questi altri aspetti possano essere liberamente presi in considerazione, o trascurati, da chi guida l’incontro. **
5. La tentazione della distruttività nella contrapposizione confutativa deve essere sospesa e riesaminata autoanaliticamente e in silenzio.
* gli interventi di ciascuno dovrebbero avere una durata che permetta la propositività di tutto il gruppo considerando il tempo a disposizione, evitando monologhi o dialoghi a due; questo affinché si possa creare una voce della "comunità", una sinfonia a più voci. "non v'è armonia e concordia dove un essere vuol assorbire tutto l'essere, ma [...] dove ogni essere serba la sua natura" (Giordano Bruno, Degli eroici furori);
** L'offerta anamorfica, le proposte, i suggerimenti, vanno intese come "doni" al gruppo, quindi senza l'interesse e l'aspettativa di qualcosa (in primo luogo l'effettuazione) in cambio.