11 Marzo 2020 - ::::: / ::::: | Incontri a Philo

Come un incontro: una lettera per voi, di Claudia Baracchi - Presidente di Philo

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Amici e amiche, sul sito di Philo tutti gli eventi di queste settimane sono già riprogrammati o rinviati a data da destinarsi. In questi giorni l’Italia intera è sotto speciale osservazione, protetta da misure che limitano drasticamente lavoro, movimento, scambio. Sembra all’improvviso sospesa anche la retorica che dominava nei media fino a qualche settimana fa.
 
Il 2019 è stato l’anno del furore sovranista, dei nuovi muri, delle frontiere e dei porti chiusi. Da Trump a Salvini, il delirio del popolo sovrano. Popolo che eserciterebbe la libertà, sovrana appunto, di fare quello che vuole. A casa propria. Prima e al di fuori delle regole condivise.
 
Ora, a parte il fatto che non tutti hanno un luogo che possono chiamare “casa propria” (gli erranti in cerca di rifugio, i perseguitati, i dissidenti, gli sfruttati, i non ammessi al bene comune e alla possibilità di fiorire); e a parte il fatto che la figura del sovrano dovrebbe farci pensare, perché il sovrano non è sottoposto a vincoli e limiti, dà le leggi ma allo stesso tempo sta al di sopra e al di là di esse--a parte tutto questo, siamo poi venuti a sapere, nel modo più disarmante, che nessuno è padrone, nemmeno in casa propria, nemmeno di sé. Che siamo esposti, dipendenti, mortali. Che siamo vivi, e la vita è incerta.
 
Non che non lo sapessimo già. Ma la nostra capacità di oblio è prodigiosa. Siamo capaci di mentire, a noi stessi e agli altri, senza saperlo, ignari portatori di menzogna nella psiche. E così tendiamo a uscire dalla realtà, a disabituarci alle sue asprezze, sempre meno capaci di sopportare eventuali frustrazioni, privazioni, cambi di rotta. E spaventati, scossi nel profondo, quando un fenomeno come il covid-19 ci coglie di sorpresa.
 
Philo (in tutte le sue forme, il centro culturale, le scuole...) proprio di questo si occupa: di mettere in comune e in circolazione un impegno a stare nella vita con consapevolezza, anche a fronte di incognite e difficoltà. Un impegno a ricordarci di noi, della dignità del vulnerabile. Individualmente e collettivamente. Sulla homepage, accanto alla segnalazione delle attività rinviate, si legge che Philo è “un’associazione di persone che… in risonanza, creano un laboratorio sperimentale di cultura come modo di vivere, un progetto nuovo con radici antiche”, un “convenire di esperienza personale e sapere” che “chiamiamo vita filosofica”. È qui immaginato un esperimento di comunità che, per quanto infinitesimale, provi a guardare a quello che non c’è ancora, a quel senso di interdipendenza, di solidarietà transnazionale e mondiale, senza cui non si potranno neanche avvicinare i problemi enormi che ci riguardano tutti (cambiamento climatico, crisi ambientali e migratorie, pandemie, crimini economici come l’evasione fiscale, non meno che l’angoscia dell’insensatezza, il male di vivere, le emergenze spirituali).
 
Ci mancate in questi giorni e settimane. Ci mancano le nostre porte aperte e le convergenze che animano la nostra sala. Ci manchiamo noi. Ma stiamo anche studiando nuovi modi per comunicare e riaffermare i rapporti al di là delle limitazioni correnti. Anche quando questa emergenza sanitaria sarà superata (perché sarà superata), avremo modo di sperimentare offerte formative da remoto, per arrivare a coinvolgere anche chi sia fisicamente lontano. 
 
Certo che il nuovo direttivo (a partire da febbraio 2020) ha avuto la ventura di insediarsi in un momento ben singolare. Come in una sorta di controtempo, in contrasto ritmico. E quella che già si annunciava come una transizione significativa è diventata ancora più delicata. Ma il controtempo non è contrattempo. Di questo momento sento tutta la promessa creativa, il potere di scoperchiare, di mettere in luce, di favorire sviluppi imprevisti. Vorrei dire che torneremo, che Philo tornerà presto. Ma non siamo mai andati via. Siamo tutti qui, in compresenza, anche senza vederci, in una convivialità d’altro ordine. Nell’invisibile insieme.
 
Un saluto carissimo, state bene. 
 
Claudia Baracchi, Presidente di Philo - Pratiche filosofiche